Guida · Bambini dai 4 ai 10 anni

Giochi per allenare attenzione, memoria e linguaggio dai 4 ai 10 anni

Giocare insieme è uno dei modi più semplici per sostenere lo sviluppo di tuo figlio. Non servono giochi speciali: con qualche attenzione nella scelta e nel modo di giocare, una partita in famiglia diventa anche un allenamento per la mente.

A cura delle logopediste Dott.ssa Francesca Devecchi e Dott.ssa Federica TeruggiConosci Francesca · Conosci Federica · Aggiornata il 5 ottobre 2026Ricevi la lista dei giochi

Perché il gioco aiuta lo sviluppo

Tra i 4 e i 10 anni i bambini imparano soprattutto facendo. Un gioco da tavolo chiede di aspettare il proprio turno, ricordare le regole, osservare, trovare le parole per spiegarsi. Sono le stesse abilità che servono a scuola: per leggere, scrivere, fare i calcoli e seguire una lezione.

Il gioco ha un vantaggio in più: tuo figlio si allena senza accorgersene, perché si diverte. E giocare con un adulto gli offre un esempio da seguire e tanta motivazione.

Le cinque abilità che un gioco può allenare

Nella nostra selezione ogni gioco è accompagnato da un simbolo che indica quali di queste abilità mette in campo.

  • Memoria

    Ricordare regole, carte già uscite, sequenze e posizioni.

    Giochi di abbinamento e di carte da ricordare.

  • Attenzione

    Restare concentrati, notare i dettagli, frenare una risposta impulsiva.

    Giochi di osservazione e di carte con regole da rispettare.

  • Linguaggio

    Trovare le parole, descrivere, fare domande, spiegare il proprio ragionamento.

    Indovinelli, giochi di domande e di mimo.

  • Velocità

    Elaborare in fretta ciò che si vede e rispondere al momento giusto.

    Giochi di rapidità e di riflessi.

  • Motricità fine

    Usare le mani con precisione e coordinare occhio e mano.

    Costruzioni, giochi di equilibrio, forme da comporre.

Tre giochi che consigliamo alle famiglie

Sono tre dei 20 giochi della nostra selezione, scelti perché insieme allenano tutte e cinque le abilità.

  • Dobble

    • Attenzione
    • Velocità

    Tra due carte c’è sempre un solo simbolo uguale: vince chi lo trova per primo. Allena lo sguardo a cogliere i dettagli e a rispondere in fretta.

  • Tangram

    • Memoria
    • Attenzione
    • Motricità fine

    Con sette pezzi geometrici si ricompone la figura del modello. Chiede di osservare, ricordare le forme e muovere le mani con precisione.

  • E se fossi?

    • Linguaggio

    Ognuno ha in fronte una carta che non vede e deve indovinare cosa raffigura facendo domande. Un modo divertente per cercare le parole e formulare domande.

Gli altri 17 giochi, con le abilità che allena ciascuno, sono nella selezione gratuita delle nostre logopediste.

Come scegliere il gioco giusto

  • Guarda l’età, ma soprattutto il bambino

    L’età sulla scatola è indicativa. Un gioco troppo difficile scoraggia, uno troppo facile annoia: scegli quello in cui tuo figlio può riuscire con un po’ di impegno.

  • Preferisci partite brevi

    Dieci, venti minuti bastano, soprattutto con i più piccoli. Meglio smettere quando ci si diverte ancora.

  • Adatta le regole

    All’inizio puoi semplificarle e aggiungere le difficoltà man mano. Non è barare: è costruire la sfida su misura.

  • Parti dai suoi interessi

    Animali, colori, storie, costruzioni: un tema che gli piace rende più facile restare concentrati.

  • Alterna i giochi

    Ogni gioco allena abilità diverse. Variare aiuta a lavorare su tutte, senza annoiarsi.

Come giocare insieme

  1. Gioca davvero

    Metti da parte il telefono: la tua attenzione è il primo esempio di attenzione per lui.

  2. Racconta ad alta voce cosa fai

    “Cerco una carta rossa… eccola!”. Così offri un modello di ragionamento e di linguaggio.

  3. Fai domande

    “Come hai fatto a trovarla così in fretta?”. Spiegare una strategia allena il pensiero e le parole.

  4. Valorizza l’impegno

    Più del risultato: “Sei stato attentissimo” vale più di “Hai vinto”.

  5. Perdere fa parte del gioco

    Aiutalo a gestire la frustrazione: è un’abilità preziosa, a scuola e fuori.

  6. Poco ma spesso

    Qualche partita durante la settimana, con continuità, conta più di un lungo pomeriggio ogni tanto.

Quando chiedere un parere

Ogni bambino ha i suoi tempi. A volte, però, il gioco mette in luce fatiche che vale la pena approfondire. Per esempio quando tuo figlio, rispetto ai coetanei:

  • fa molta fatica a restare attento anche per pochi minuti o a seguire le regole del gioco;
  • ha difficoltà a trovare le parole, a raccontare o a farsi capire;
  • dimentica spesso istruzioni appena date;
  • è molto impacciato nei gesti fini, come ritagliare, colorare o costruire, oppure evita questi giochi;
  • si arrabbia o si scoraggia sempre davanti a giochi adatti alla sua età.

Non sono segnali preoccupanti di per sé, ma possono essere un buon motivo per parlarne con uno specialista: riconoscere presto una difficoltà aiuta. Se hai un dubbio puoi rivolgerti alla logopedista, alla psicomotricista o alla neuropsichiatra infantile del centro.

Domande frequenti

Esiste una lista di giochi consigliati dalle logopediste?

Sì. Le logopediste di Parole&Psiche hanno preparato una selezione gratuita di 20 giochi per bambini dai 4 ai 10 anni, tra cui Dobble, Tangram ed E se fossi?, con le abilità che allena ciascuno. La ricevi via email compilando il modulo in questa pagina.

Quanto tempo bisogna giocare per vedere dei benefici?

Non esiste una regola valida per tutti. Qualche partita breve durante la settimana, fatta con continuità e con piacere, è più utile di sessioni lunghe e occasionali.

Servono giochi educativi specifici?

No. Molti giochi da tavolo e di carte che trovi in qualsiasi negozio allenano attenzione, memoria e linguaggio. Conta soprattutto il modo in cui si gioca insieme.

Il gioco può sostituire un percorso con la logopedista?

No. Il gioco a casa è un ottimo alleato, ma se c’è una difficoltà serve una valutazione. Durante un percorso, spesso sono proprio le professioniste a suggerire giochi e attività da fare in famiglia.

Questa guida offre indicazioni generali e non sostituisce una valutazione professionale.

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